Fca scorpora Comau per la borsa

di Luciano Mondellini (Milano Finanza) 02/06/2020 14:49
Fca scorpora Comau per la borsa

Exor dopo la separazione resterà primo socio della società, che nelle trattative con Psa era stata valutata 250 milioni. Post Covid c’è chi dice che vale meno. Ma anche chi sostiene l’esatto contrario. L’ipo dovrebbe avvenire dopo la fusione del lingotto con i francesi di Peugeot.

La galassia Agnelli si appresta ad avere una nuova controllata in borsa. Ieri il Lingotto ha nominato Paolo Carmassi, ex manager di Malvern Panalytical (strumentazione scientifica), quale nuovo ceo di Comau, la controllata (al 100%) della casa italo-statunitense attiva nella robotica. Il tutto «in vista della preparazione del suo futuro da leader a livello mondiale nella fornitura di sistemi, prodotti e servizi per l’Industria 4.0». Ma soprattutto «in vista della sua quotazione in borsa». L’ipo potrebbe avvenire poco dopo la fusione tra Fca e Psa (primo trimestre 2021) ma non impatterà sui pesi necessari per l’aggregazione alla pari. Già il comunicato di dicembre, che annunciava le nozze sull’asse Torino-Parigi, spiegava infatti che «Fca continuerà a lavorare alla separazione della partecipazione in Comau che sarà effettuata a beneficio degli azionisti del nuovo gruppo. E la stessa cosa è stata ripetuta ieri: «successivamente alla fusione tra Fca e Psa la partecipazione di Comau sarà distribuita a beneficio degli azionisti del nuovo gruppo». Nei fatti cambia soltanto che Comau arriverà a Piazza Affari.

Tecnicamente l’operazione è molto semplice e prevede che a ogni azionista di Psa-Fca sia corrisposto un titolo di Comau, fotografando nelle proporzioni la struttura dei soci del nuovo gruppo. In virtù di questo Exor, che controllerà circa il 14% del nuovo gruppo, manterrà una quota eguale in Comau, restandone l’azionista di riferimento della società dopo lo spin off. Non solo, ma la nomina a nuovo presidente di Comau di Alessandro Nasi, manager di lungo corso di Cnh Industrial e cugino molto in sintonia con Elkann, è un ulteriore prova di come la famiglia torinese voglia mantenere un controllo ben fermo sull’azienda della robotica.

Il punto è capire quanto questa società possa valere. Nelle negoziazioni tra le parti, che poi portarono alla lettera di intenti di dicembre che sanciva l’intenzione di fondersi tra Psa e Fca, gli advisor avevano fatto una stima della valutazione di Comau che si aggirava sui 250 milioni. Ma quello era un mondo per Covid 19. Ora la valutazione potrebbe essere più bassa. Non manca tuttavia chi sostiene che il business in cui opera la controllata torinese potrebbe anche trarre vantaggi dagli scenari della nuova economia che fa capolino dopo la pandemia.

Secondo una certa corrente di pensiero, infatti, in un momento storico segnato dell’emergenza sanitaria, le nuove tecnologie digitali e collaborative diventano, ancora di più, uno strumento a supporto del lavoratore e dell’impresa. In particolare il distanziamento sociale imposto dalla pandemia avrebbe fatto emergere, con ancora maggiore chiarezza, l’importanza e l’utilità di strumenti che permettano alle aziende, di qualsiasi dimensione, dalle startup alle multinazionali strutturate, di gestire in modo semplice le attività da remoto, monitorando il funzionamento del processo e delle singole macchine.

Comau, che opera otto stabilimenti in 14 Paesi in cui lavorano oltre 9mila persone, in teoria avrebbe i requisiti necessari per sfruttare la nuova economia. Poi però toccherà al mercato stabilire il prezzo. Sempre che, come successe alla Magneti Marelli nel 2018, la quotazione non venga meno perché qualche compratore arrivi a bussare alla porta di Elkann.