I capolavori del gruppo Ghella, mago delle gallerie, in mostra al Maxxi di Roma

di Patrizia Feletig 23/09/2021 17:34
I capolavori del gruppo Ghella, mago delle gallerie, in mostra al Maxxi di Roma

il gruppo è leader negli scavi sotterranei di gallerie, reti fognarie e trafori, con un giro d’affari di circa 650 milioni di euro. La storia di questa multinazionale tascabile, con 3.600 dipendenti nei cantieri in 15 paesi di quattro continenti, risale al 1894

L’appellativo di “mago delle gallerie” è appropriato per  il gruppo Ghella, attivo nelle grandi infrastrutture ritagliandosi una specializzazione in scavi sotterranei di gallerie, reti fognarie e trafori, con un giro d’affari di circa 650 milioni di euro. La storia di questa multinazionale tascabile, che conta 130 dipendenti nella palazzina design della sede romana e 3.600 nei cantieri in 15 paesi di quattro continenti, risale al 1894 con radici in Piemonte, nei territori culla della rivoluzione industriale italiana, da Fiat a Olivetti.  I cinque cantieri per la nascita di grandi infrastrutture nelle viscere della terra, sono raccontati con le immagini di altrettanti fotografi attualmente in mostra al museo MAXXI di Roma

Gli inizi sono nella forza delle braccia di Domenico Ghella, capostipite dell’attuale quinta generazione in azienda, abbinata a uno spirito d’avventura. Il tredicenne minatore si recò a Marsiglia. Guadagnando poi esperienza sul cantiere del Canale di Suez in una posizione a metà tra il tecnico, l’imprenditore e l’avventuriero, si spostò a Istanbul per la costruzione di una funicolare sotterranea di quasi 600 metri sul Corno d’Oro. Il figlio Adolfo, ricalcando le orme paterne, partecipò alla costruzione del traforo del Sempione.

Dalle valli svizzere approdò in Indocina per la realizzazione della ferrovia Hanoi-Saigon, impresa fallita a causa della forza lavoro decimata dalle pestilenze. Ingaggiato dai britannici, lavorò alla ferrovia Hong Kong-Canton, un’opera di scavo complessa per la morfologia del terreno, riuscendo a far prevalere la sua idea tecnica e a superare l’ostruzione degli operai cinesi al lavorare sottoterra, contrario ai principi del Feng Shui.

 Nella prima metà del ‘900, l’ingegnere italiano globe-trotter era sui cantieri di opere colossali come la diga sul fiume Xi o la Transcaucasica dello zar di Russia. Gli avvenimenti storici, dalla Rivolta dei Boxer alla Rivoluzione bolscevica, inseguirono Ghella che, rinunciando al suo spirito pionieristico, cominciò a occuparsi degli appalti nazionali. Completò in meno di 10 anni 130 km della ferrovia Bari-Gioia Tauro con gallerie e viadotti sulla catena della Sila. Nel 1942 vinse l’appalto della metropolitana dalla stazione Termini all’EUR. In due anni progettò e scavò 1,6 km fino all’arco di Costantino, capolavoro di alta ingegneria in un’area traboccante di reperti.

Dopo il boom della ricostruzione, la quarta generazione ha affrontato un difficile periodo gestionale, che si riassesta con l’ingresso del partner Domenico Nigro. Il business internazionale è ripartito con la metro di Caracas e la messa in sicurezza della diga La Honda, primo cantiere a impatto zero sull’ambiente in Sudamerica, grazie a una lavorazione che sovrappone le gallerie e taglia la roccia con la pressione idraulica.

Ghella è stato tra i primi a lavorare per l’Alta Velocità italiana, con lo scavo della galleria di Pianoro. Forare in ambienti sfidanti è l’expertise del gruppo, che ha realizzato a Oslo 36 km di galleria ferroviaria. La complessità tecnica del tunnel, il più lungo mai scavato in Scandinavia, si combina alla spettacolarità dei macchinari utilizzati. La fresa escavatrice TBM, Tunnel Boring Machine, comunemente detta talpa, raggiunge fino a 200 metri di lunghezza, pesa mille tonnellate e scava fino a un diametro di 19 metri con una marginalità di errore di 5 cm anche a 30 metri di profondità.  Queste frese, da assemblare in loco in non meno di tre mesi, consentono di realizzare lo scavo e il rivestimento delle gallerie direttamente nel sottosuolo, riutilizzando parte del materiale estratto nel calcestruzzo di consolidamento. Rispetto allo scavo tradizionale con esplosivo, si riduce il numero di scavi a cielo aperto che impattano sull’occupazione della superficie e la viabilità. Il gruppo, che totalizza 60 km di scavi per metropolitane, 170 km per ferrovie, 100 km per autostrade e 25 km per lavori idroelettrici, impiega sette talpe da 20 milioni ciascuna, su tre continenti. Oltre al cantiere di Oslo, sono in corso lavori al tunnel ferroviario del Brennero, alla metropolitana di Hanoi, Atene e Sydney.