Impresa 4.0 passa alla fase due

di Andrea Pira 09/02/2018 12:54
Impresa 4.0 passa alla fase due

Nel 2017 il piano del governo ha favorito un aumento dell’11% degli investimenti. Il 2018 sarà l’anno di iper-ammortamento e credito d’imposta per la formazione. Per Calenda occorre però lavorare sugli strumenti per stimolare il venture capital, che non stanno dando i frutti sperati.

I numeri degli investimenti generati dal Piano Impresa 4.0 sono da crescita cinese. L’impatto di super e iper-ammortamento, nonché della nuova Legge Sabatini sulla capacità di spesa delle aziende in nuovi macchinari, apparecchiature elettriche ed elettroniche e manutenzione ha registrato nell’ultimo anno un aumento dell’11%. Una crescita molto superiore a quella tedesca, ha commentato il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda presentando ieri a Torino i risultati conseguiti nel 2017 dalle misure e dalle agevolazioni per modernizzare il sistema industriale italiano. Il ministro ha ricordato che per il 2018, anno in cui si punterà molto sull’iper-ammortamento, sono stati stanziati ulteriori 9,8 miliardi, che portano a 30 miliardi le risorse messe a disposizione dal governo in due anni. Risorse che «possono essere spese bene e dare ulteriore impulso», ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni. Sono sempre di più anche le imprese che hanno beneficiato del credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione, in aumento del 104% sul 2016.


L’attenzione nella fase-2 si sposterà sullo sviluppo delle competenze e quindi della formazione, «elemento-chiave affinché i lavoratori non sia spiazzati» dai cambiamenti in atto, ha chiarito Calenda. Allo scopo sarà quindi introdotto un credito d’imposta. Occorre invece un «fuoco di investimenti privati» da affiancare a quelli governativi nello sviluppo della banda ultralarga, per la quale sono stati stanziati oltre 5 miliardi di risorse pubbliche per realizzare la rete nelle aree bianche, ossia a fallimento di mercato, e grigie. «Bisognerà definire chiaramente il perimetro della rete», ha aggiunto Calenda, «perché è come altri servizi essenziali, al pari di acqua ed elettricità». Le cifre incoraggianti non devono però far dimenticare i ritardi. Sul venture capital gli strumenti messi a disposizione non stanno dando i risultati sperati anche perché «il Paese delle pmi non sta diventando il Paese delle startup». Un altro ritardo è quello del bando per i centri di eccellenza e alta specializzazione; pubblicato soltanto a fine gennaio dopo un anno di gestazione, mette a disposizione 40 milioni per la creazione di centri d’eccellenza nella forma di partenariato pubblico privato che dovranno il trasferimento tecnologico a sostegno delle aziende. Ma proprio i ritardi hanno spinto Calenda a rimarcare i dubbi sulla forma del bando per aiutare l’innovazione.

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