Industria 4.0, un treno da non perdere

di Roxy Tomasicchio 21/11/2017 16:35
Industria 4.0, un treno da non perdere

Secondo tre diversi studi, diffusi nei giorni scorsi, di Ey Growth Barometer, rapporto Cerved 2017 e ricerca Kpmg, l'innovazione è vista dalle imprese come opportunità per migliorare.

Investire nell’innovazione come condizione necessaria per migliorare efficienza, redditività e livelli occupazionali. Più nel dettaglio è con Industria 4.0 che le imprese potranno agganciare la ripresa. Per oltre il 73% degli imprenditori, il Piano avrà un impatto importante portando efficientamento produttivo (62,4%) e aumento del valore aggiunto di prodotti e servizi (48,4%). Senza trascurare che Industria 4.0 ha già dato i primi risultati in questa direzione, per esempio sia in termini di investimenti (+9%) sia di spesa in R&S (tra il 10 e 15%). Come se non bastasse, la trasformazione tecnologica è al primo posto tra le sfide per la crescita secondo il 20% delle imprese. Il che significa, per esempio, un forte orientamento verso l’automazione robotica dei processi. Questo scenario è frutto di tre diversi studi, diffusi nei giorni scorsi, che hanno un comune denominatore: l’innovazione è vista dalle imprese come opportunità per migliorare.

Andando con ordine, secondo l’indagine Ey Growth Barometer -Italy, condotta tra i dirigenti del middle market italiano (società con ricavi annui tra un milione e tre miliardi di dollari), le nuove tecnologie sono considerate uno dei primi tre elementi che contribuiscono alla strategia di crescita aziendale. Diventa essenziale guardare avanti, e infatti circa la metà dei leader italiani (45% contro il 30% del resto del mondo) trascorre almeno la metà del tempo pianificando le strategie future. Un orientamento al futuro che vede, tra l’altro, l’adozione, da parte dell’11% delle aziende del middle market, dell’Rpa, ossia l’automazione robotica dei processi. A livello globale la percentuale si ferma al 5%. Un ulteriore 15%, in Italia, dichiara che prevede di fare ricorso alla robotica nei prossimi dieci anni. E, in controtendenza con il comune sentire, per la maggior parte degli intervistati la perdita di posti di lavoro per effetto dell’Rpa sarà inferiore al 20%

L’Italia del futuro quindi sarà legata alla trasformazione tecnologica, anche grazie al Piano Industria 4.0, a cui ha dedicato un’analisi il rapporto Cerved Pmi 2017, che quest’anno registra la crescita delle piccole e medie imprese, trainate dalle microimprese. Nel dettaglio, è stato possibile costruire quattro profili in base alla propensione a innovare, elaborando i dati degli archivi di Cerved relativi a tutte le società di capitale non finanziarie (316 mila imprese). I quattro cluster sono: Investitori innovativi (12 mila imprese, definite «aquile» perché volano alto pur essendo pesanti investitori in capitale fisico); Innovatori ma non investitori (54 mila società, definite «colibrì» in quanto leggere, investendo poco in capitale fisico); Investitori ma non innovatori (62 mila imprese, gli «pterodattili», cioè società che, pur investendo, lo fanno in modo tradizionale); Altre imprese (188 mila società, gli «struzzi», non volano e, in molti casi, cercano di fuggire dalla globalizzazione).

A migliorare di più (con un conseguente calo dell’indebitamento), nel periodo 2007-2015, sono stati aquile e colibrì. I bilanci mostrano performance decisamente migliori per gli investitori in innovazione: se in media i ricavi sono rimasti costanti in tutto il periodo, le aquile li hanno accresciuti del 14,6% (+1,7% annuo) facendo meglio sia degli pterodattili (+7,7%) sia dei colibrì (+4,2%). Particolarmente negative le performance degli struzzi (-3,9%). Inoltre, gli investitori in innovazione hanno aumentato produttività (+16% vs perdita media del 4%) e redditività netta (+0,8% vs contrazione media del 3,3%). 

L’innovazione, quindi, come opportunità. Ma con quali strumenti? Dallo studio di Kpmg, realizzato per il Comitato Leonardo, emerge come gli interventi del Piano 4.0 (di cui è a conoscenza il 75,8% delle imprese) si siano inseriti in un contesto economico di espansione: in Italia la produzione industriale di macchinari da gennaio 2016 è cresciuta del 4% e il relativo fatturato del 15%. Gli strumenti del Piano più utilizzati sono stati il superammortamento (51,4%) l’iperammortamento (43,8%) e il credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo (29,2%); in particolare, il superammortamento è considerato utile da oltre il 72% delle imprese.