La nuova sfida dei ceo passerà da Ai e Data Analytics

di Nicola Carosielli (MF) 23/01/2019 16:26
La nuova sfida dei ceo passerà da Ai e Data Analytics

Così si potrà combattere la sfiducia sulla crescita economica emersa dalla survey PwC sugli amministratori delegati mondiali

È bastato un anno per indurre un cambiamento nelle attese dei ceo mondiali sulle prospettive di crescita per l’economia globale: il 42% si attende una crescita nei prossimi 12 mesi, contro il 57% dell’anno scorso. I dati emergono dalla XXII Annual Global Ceo Survey condotta tra 1.400 amministratori delegati, elaborata da PwC e presentata alla vigilia del Wolrd Economic Forum di Davos. E in un contesto di minor fiducia mondiale i manager italiani non si sono differenziati poi tanto. Sebbene il 70% si sia rivelato ottimista circa la crescita delle proprie imprese nei 12 mesi, il dato rappresenta un calo di ben 20 punti rispetto a quello del 2018.

Oltre a evidenziare la minor fiducia degli italiani anche rispetto ai colleghi americani (91%), inglesi (82%) e cinesi (79%). «Il dato riflette bene i timori e le incertezze dei ceo italiani, diventati molto più prudenti riguardo il loro business, con un prevedibile impatto sulla propensione a nuovi investimenti industriali», ha sottolineato Nicola Anzivino, partner di PwC che ha curato l’analisi in Italia.

Le cose non migliorano circa la fiducia di crescita a 3 anni, in cui si conferma una maggior fiducia da parte di ceo di altri Paesi rispetto a quelli italiani (Italia 84%, Usa 92%, Uk 90%, Cina 86%). I motivi di tale incertezza vanno dalle guerre tariffarie alla Brexit alle turbolenze finanziarie globali dello scorso dicembre. Un contesto in cui si insinuano anche i dati tutt’altro che rassicuranti sulla produzione industriale di Paesi come la Germania, che altro non hanno fatto che influenzare l’outlook dei ceo italiani. Questi, tuttavia, «si concentreranno su ciò che possono governare», ha proseguito Anzivino, quindi «l’efficienza operativa e il right sizing industriale per avere un maggiore livello di agilità industriale».

Un contesto che deve quindi spingere tutti i manager a ripensare l’agenda nei prossimi tre anni, ponendo al centro Data Analytics, Intelligenza Artificiale e l’attrazione di talenti all’interno delle aziende. I ceo italiani riconoscono l’importanza di disporre di dati di business completi e affidabili, specie se relativi alle preferenze e alle esigenze dei clienti (88%) e quelli relativi alle previsioni finanziarie (82%), tuttavia sono consapevoli dell’assenza «di uno strumento che possa gerarchizzarli all’origine in base alla strategia aziendale perseguita».

Quanto all’Artificial intelligence, l’84% dei ceo mondiali (il 73% in Italia) riconosce il ruolo di game changer che giocherà entro cinque anni, anche se meno del 10% dei ceo globali ha implementato l’Ai su vasta scala. Addirittura il 77% in Italia non ha implementato alcuna soluzione inerente l’Ai (58% nel mondo).

Ci sono, infine, le competenze chiave. Il 54% dei ceo italiani valuta con attezione la reperibilità di competenze chiave, con il 65% che ritiene però sia più complicato assumere nuovi talenti. Anche per questo il 58% dei manager italiani considera la formazione del personale interno all’azienda la principale misura per colmare le potenziali carenze di preparazione. Non a caso, conclude Anzivino, i manager hanno compreso che ora «la competizione si vince attraendo i talenti».