Le scuole dei saperi che valgono quanto le lauree

09/07/2018 10:37
Le scuole dei saperi che valgono quanto le lauree

Aumenta la richiesta di professionalità tecnologiche, quasi il triplo rispetto agli altri settori. E la Confindustria stima: mancano 280mila supertecnici per le industrie impegnate nella trasformazione 4.0

Acchiappa-lavoro non sono solo le lauree migliori. Ci sono altri percorsi formativi che portano all’eccellenza e a una carriera brillante, ma bisogna specializzarsi nell’alta tecnologia, il settore che più di ogni altro oggi assicura buone posizioni lavorative. Secondo un recente studio del Parlamento europeo, la richiesta di professionalità tecnologiche aumenterà dell’8% entro il 2025, contro il 3% degli altri settori. E la Confindustria ha appena valutato che in Italia mancano 280mila supertecnici per le industrie impegnate nella trasformazione 4.0.

Un’alternativa è esplorare anche le aree del made in Italy che trainano le assunzioni in Italia e sono sempre molto ricercate nel mondo: la ristorazione è in crescita costante e la moda, secondo la società di recruitment Antal International, cerca costantemente esperti: assorbirà nuovi assunti nel medio periodo l’82% delle aziende del settore. Mentre le proiezioni dell’americano Bureau of labor statistics prevedono una crescita dell’artigianato su scala globale, perché in un mondo sempre più virtuale e digitale torna la domanda di prodotti tangibili, di qualità se non unici.

Ma per puntare a posti remunerativi, e non solo monetariamente, anche nel caso dei manuali bisogna partire da una formazione superlativa. Dove? Ecco alcuni esempi.

Tecnologia
L’istruzione tecnica oggi in Italia ha la sua università, per lungo tempo sottovalutata. Sebbene avesse formato generazioni di specialisti indispensabili in una economia fortemente orientata alla manifattura come quella italiana, seconda solo alla tedesca, ma che per decenni ha ciecamente sminuito gli istituti tecnici. Ora è in corso per fortuna un ripensamento: le aziende funzionano con una solida struttura di mansioni e competenze intermedie che sono meno sostituibili, per esempio, del management. E tanti saperi si formano proprio nel sistema Its, gli istituti tecnici di formazione superiore dedicati all’alta tecnologia, che si aggiungono e completano il percorso dei ragazzi che hanno scelto una formazione tecnica in alternativa al liceo (www.sistemaits.it).

Chi esce da un Ist trova agevolmente lavoro in 8 casi su 10 e, l’83% delle volte, entro pochi mesi. Anche perché i corsi, che durano due anni, sono tenuti in partnership con oltre 8mila aziende e prevedono stage e tirocini. «Sono nati per colmare il gap tra le nuove competenze che chiedono le aziende 4.0 e quelle che possiedono i nostri neodiplomati», spiega Giovanni Biondi, presidente di Indire, l’Istituto nazionale per l’innovazione nella scuola. Il governo ha stanziato 400 milioni di euro per potenziare gli Its, l’equivalente di quella formazione tecnica che è determinante in Germania. L’obiettivo è portare gli iscritti dai 10.972 attuali a 100mila entro il 2020 e dare alla formazione tecnica italiana lo stesso prestigio di cui gode in Germania, dove gli iscritti sono 800mila, dove l’orientamento verso queste mansioni decisive (o alternativamente verso liceo e poi università) si decide alle medie inferiori, e c’è in ogni caso la possibilità di reindirizzamento al percorso accademico.

In Italia, va ricordato, già un diploma di maturità da istituto tecnico italiano ha valore pari a quello classico-scientifico-artistico-linguistico per l’eventuale iscrizione a un’università, per chi lo desidera. I settori di specializzazione tecnologica sono già sei: mobilità sostenibile, efficienza energetica, tecnologie per i beni culturali, tecnologie dell’informazione, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il made in Italy. E si delineano già i poli di eccellenza, cioè quegli istituti dove ricerca e istruzione vanno di pari passo e all’insegnamento si affianca lo sviluppo di soluzioni innovative per le industrie. Nella computer tomography 3D, per esempio, l’Its Mida di Firenze (mitacademy.it) ha sviluppato una tecnologia capace di individuare i difetti non visibili nei tessuti; per l’edilizia l’Its di Pavia (www.paviacittadellaformazione.it) ha ideato una piastrella con sensori capace di indicare la via di fuga in caso di sisma; altre innovazioni sono state messe a punto per il comparto agricolo e vitivinicolo all’Its di Treviso (giorgifermi.gov.it), per l’auto a Bologna (itsmaker.it), per le comunicazioni a Viterbo (www.itssi.it). A riprova che sono corsi superiori spendibili, più di lauree generiche o inflazionate solo perché più facili.

 

Food
Il top della formazione culinaria italiana, per chi sogna un futuro stellato, è sparso in tutta la Penisola. Tra le scuole eccellenti c’è Alma (alma.scuolacucina.it), istituto fondato dall’appena scomparso Gualtiero Marchesi, padre della nuova cucina italiana e chef italiano più noto nel mondo. Si trova in provincia di Parma, a Colorno, e propone corsi in tutti i settori della ristorazione, dalla cucina alla pasticceria, al management. A Roma, Coquis Ateneo della cucina italiana (coquis.it) è un’istituzione che propone corsi professionali in collaborazione con l’Università di Tor Vergata. Da segnalare a Vicenza il Master della cucina italiana (mastercucinaitaliana.it) che conta 23 chef stellati fra gli insegnanti, e a Milano Food genius academy (foodgeniusacademy.com), con il suo bachelor degree in culinary arts & food service management che forma la nuova figura di kitchen manager, professionista con mix di competenze culinarie, tecniche e imprenditoriali. Chi vuole formarsi all’estero punti a Le cordon bleu (www.cordonbleu.edu), la
scuola di cucina più prestigiosa e famosa al mondo. La sede principale è a Parigi, ma conta 23 istituti sparsi in 5 continenti (in Europa è anche a Londra, Madrid e Istanbul). In Nord America il top è il Culinary institute of America (www.ice.edu) con una sede a New York e tante succursali che ospitano oltre 50mila alunni.

Artigianato
L’eccellenza, in questo settore, coincide con il concetto di arte. «I mestieri d’arte sono prestigiosi e di nicchia, non assorbono grandi numeri ma rappresentano uno sbocco sicuro per chi ha un talento con le mani e una solida formazione culturale di base», secondo Alberto Cavalli, direttore di Fondazione Cologni, che insieme con la Fondazione Italia patria della bellezza ha ideato un progetto di formazione sugli antichi mestieri artistici: permettono ai neodiplomati di fare pratica in bottega con un tirocinio retribuito (www.unascuolaunlavoro.it). Ecco un elenco delle scuole eccellenti per chi vuole formarsi in questo settore: Istituto conservazione e restauro a Roma (www.icr.beniculturali.it) e a Torino (www.centrorestaurovenaria.it), Politecnico calzaturiero veneto a Padova (www.politecnicocalzaturiero.it), Opificio pietre dure a Firenze (www.opificiodellepietredure. it), Istituto conservazione patrimonio librario a Roma (www.icpal.beniculturali.it), Tarì design school per orologeria e oreficeria in provincia di Caserta (www.taridesignschool.it), Alta scuola di pelletteria italiana a Firenze (altascuolapelletteria.it), Scuola del vetro Zanetti a Venezia (www.lascuoladelvetro.it).

Moda
Il settore della formazione moda è quello che più di ogni altro incontra efficacemente le esigenze del mercato del lavoro. «Da supporto dell’industria della moda italiana è diventato un’industria vera e propria, con un fatturato di 80 milioni di euro, ed è un grande polo di attrazione internazionale, con il più alto numero di studenti stranieri», informa Andrea Cavicchi, presidente del Centro di Firenze per la moda italiana. Le scuole storiche aprono nuove sedi e crescono nuove realtà che offrono corsi professionalizzanti. Chi vuole formarsi in questo campo, anche in vista di un’esperienza di lavoro all’estero, non ha quindi motivo di varcare il confine. Può puntare a una formazione comparabile a quella universitaria anche in ambiti pratici e tecnici come il design o il modellismo in scuole prestigiose: a Milano, oltre ai celebri Istituto Marangoni e Istituto europeo del design, che sono anche in varie altre città in Italia e nel mondo (www.istitutomarangoni.com, www.ied.it), ci sono Naba (www.naba.it) e Istituto Secoli (www. secoli.com). Poi: Next fashion school a Bologna e Ancona (nextfashionschool.com), Polimoda a Firenze (www.polimoda.com), Istituto moda Burgo (www.imb. it) e Accademia costume&moda a Roma (www.accademiacostumeemoda.it), Iuad Accademia della moda a Napoli (www.accademiamoda.it). Volendo puntare su una scuola estera si può scegliere tra queste eccellenze: London College of fashion (www.arts.ac.uk) a Londra, The New school of fashion at Parsons (www.newschool.edu) e Pratt institute (www.pratt.edu) a New York, École de la chambre syndicale de la couture a Parigi (www.ecole-couture parisienne.com), Bunka fashion college a Tokyo (www.bunka-fc.ac.jp).              (Isabella Colombo)