Rivoluzione 4.0: come stanno cambiando le fabbriche?

16/10/2017 15:05
Rivoluzione 4.0: come stanno cambiando le fabbriche?

Fca, Bofrost e Calze Ileana. Tre esempi di aziende virtuose che hanno trasformato il loro modo di produrre con l'ingresso di nuove tecnologie e potenziamento dell'automazione.

I numeri sono impressionanti: l’associazione delle imprese della meccanica, Anima, annuncia che il settore, trainante per il paese, segnerà a fine anno una crescita quasi tripla rispetto al pil, +3,7% contro +1,3%. E le aziende più performanti sono quelle al centro della rivoluzione 4.0: chiuderanno il 2017 con balzo della produzione del 6,4% e degli investimenti del 16,9%. Il piano governativo Industry 4.0, promosso anzitutto da Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, favorisce queste percentuali: hanno successo la proroga del superammortamento al 140% e l’iperammortamento fino al 250% sugli investimenti in tecnologia, agrifood, impianti per migliorare i consumi; in più ci sono il credito d’imposta al 50% per le spese in ricerca e sviluppo e gli sgravi sul salario di produttività.

Centinaia di imprese stanno sfruttando al meglio le diverse sfaccettature del 4.0 e riescono così ad aumentare fatturati e livelli di produttività. Quello della Fiat di Pomigliano è un esempio: anche attraverso l’impiego dei robot è stato possibile trasformare uno stabilimento inefficiente in un sito sinonimo di eccellenza e qualità. A pochi chilometri da Napoli fino a qualche anno fa (2012) si producevano circa 100 mila Panda; oggi sono il doppio. La fabbrica Fca (all’epoca Fiat) segnava i più alti tassi di assenteismo d’Italia (quando giocava il Napoli si sfiorava il 30%), adesso c’è la coda per lavorare anche il sabato.



Da tempo gli incrementi di salario sono legati all’aumento della produttività. Com’è stato possibile? Certo il referendum del 2010, con i lavoratori che hanno approvato il nuovo contratto voluto da Sergio Marchionne (pause più brevi, mensa a fine turno, più flessibilità) è stato fondamentale, ma senza gli investimenti nella robotica questi risultati non si sarebbero mai raggiunti. Sono stati spesi circa 800 milioni per gli impianti, nella sola lastrosaldatura i robot sono oltre 600, mentre sia il sistema dei carrelli (vengono riempiti con paraurti, fari e pneumatici) sia il processo di verniciatura sono stati automatizzati. Ecco perché il sito campano (ex Alfasud) è considerato un esempio per l’uso delle nuove tecnologie e delle buone pratiche dell’industria 4.0. Ma il 4.0 fa altrettanto bene ad aziende assai più piccole e con un business marginale rispetto a quello dell’automotive.

Il gruppo friulano Bofrost, che portò in Italia il concetto all’epoca rivoluzionario di vendita diretta di specialità surgelate (gelati, pizza, primi piatti, verdure, carne e pesce), ha pensato di sfruttare il potenziale dei big data per conoscere meglio i suoi clienti e andare incontro alle loro esigenze. Morale: i numeri aziendali sono tutti in miglioramento, fatturato a quota 235 milioni, dipendenti e collaboratori sono quasi 2.500, le famiglie servite 1,2 milioni. «La vendita diretta a domicilio continua a piacere», spiega l’ad Gianluca Tesolin. E i big data? «I clienti non vengono da Bofrost, ma è Bofrost che va nelle loro case. Dobbiamo dare ai venditori informazioni che li facilitino nel servizio al cliente. La tecnologia e l’analisi dei consumi ci consentono di impostare azioni promozionali mirate su target differenziati». Con l’analisi delle informazioni sul personale, poi, l’azienda riesce a conoscerne le esigenze (asili, servizi, istruzione, svago) per iniziative di welfare aziendale sempre più mirate. Ci sono settori apparentemente poco toccati dall’Industry 4.0 che dovranno guardare con più attenzione alle nuove tecnologie.

È il caso della moda, e un esempio positivo viene da Calze Ileana, azienda bresciana nata una trentina d’anni fa e considerata un’eccellenza nella produzione tessile di fascia alta. Con il marchio 1177 ha deciso di sperimentare l’utilizzo di vending machine e pagamenti digitali per calze da uomo e da donna. Non sono i tradizionali distributori di bevande o merendine, ma macchine che forniscono e ricevono informazioni soprattutto sui gusti e le preferenze degli utenti, connesse in rete. I clienti possono anche ordinare online e ritirare quel che hanno scelto presso la vending machine più vicina. Ai dipendenti è stato chiesto uno sforzo con la proposta di corsi di formazione e nuove dinamiche di collaborazione per favorire il processo di trasformazione verso il digitale.   (Tobia De Stefano)