Di Maio punta sul venture capital

di Andrea Pira 11/09/2018 11:36
Di Maio punta sul venture capital

Prende forma anche la banca nazionale per gli investimenti. A lavoro su Alitalia pubblica con partner a lungo termine. Al via entro l’anno il fondo per le start up ispirato al modello francese

La potenza di fuoco della futura banca pubblica per gli investimenti immaginata dal governo giallo-verde dovrà essere superiore a quella combinata dei sistemi di garanzia e finanziamento per le imprese ora in essere. Anche perché degli strumenti oggi a disposizione il futuro veicolo rappresenterà il superamento. Il progetto, previsto dal contratto di governo, «mira al riordino di tutti i sistemi previsti dall’ordinamento», ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio in audizione parlamentare, aggiungendo un nuovo tassello alla forma che prenderà questo nuovo strumento di politica industriale a sostegno dell’export. Un progetto sul quale il governo conta di coinvolgere Cassa Depositi e Prestiti. Non a caso il modello è quello della Bpi France, l’istituto pubblico voluto nel 2012 dall’allora presidente francese François Hollande e da Emmanuel Macron, partecipato al 50% da Caisse des dépôts et consignations, equivalente d’Oltralpe di Cdp, e dalla società statale Epic.

L’esempio francese sarà anche seguito per dar corpo entro fine anno a un Fondo nazionale per il venture capital per le start up innovative, che tenga assieme fondi pubblici e privati coinvolgendo tra gli altri grandi aziende partecipate e fondi previdenziali con i quali il governo ha già aperto un’interlocuzione. L’intervento in commissione Attività produttive alla Camera è stata anche occasione per fare il punto su alcuni dei contenuti della legge di Bilancio messa in cantiere.

Nella manovra da presentare entro il prossimo 15 ottobre sarà riconfermato il pacchetto di misure per l’industria 4.0, introdotte dal governo Renzi. Spazio quindi agli ammortamenti al 250% e al 140% sugli investimenti in innovazione e rinnovo dei beni strumentali, così come ai contratti di sviluppo al credito d’imposta e alla nuova Sabatini. Il governo giallo-verde intende però ampliarne la platea, cercando di allargare il campo a un numero maggiore di piccole e medie imprese. Una scelta comunque in continuità con i passati esecutivi e in linea con quanto auspicato dal mondo degli imprenditori e degli industriali.

Non è un caso che ieri neppure le intemerate del vicepremier sulle concessioni autostradali («devono tornare allo Stato») abbiano influito sull’atteggiamento più rilassato dei mercati nei confronti dell’azione di governo. La nuova linea moderata sui conti pubblici e sul rispetto dei vincoli di bilancio continua a convincere, sebbene sulla trattativa con l’Unione europea e gli eventuali margini che potrebbe concedere all’Italia ci sia ancora incertezza. Fatto sta che ieri, e in attesa dell’asta fino a 7,7 miliardi di Btp con scadenze medie lunghe in programma giovedì, lo spread tra il decennale tedesco e italiano è sceso a 234 punti base. Merito degll’impegno profuso dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che chiudendo i lavori del Forum Ambrosetti a Cernobbio, ha garantito il rispetto delle regole. Anche perché, ha aggiunto, cercare 2 o 3 miliardi per finanziare le riforme rischia di rivelarsi inutile se poi il rischio è di perdere 3 o 4 miliardi sui mercati a causa del rialzo dello spread». Ecco perché le ultime dichiarazioni sono tutte orientate a spalmare nell’arco della legislatura le riforme promesse da Lega e 5 Stelle. La priorità per entrambi è quota 100 sulle pensioni, con il superamento della riforma Fornero del 2011, per la quale serviranno 8 miliardi.

Nessuno dei due partner della maggioranza sembra però intenzionato a cedere su punti dirimenti dei rispettivi programmi elettorali. Per i pentastellati si tratta del reddito di cittadinanza, «uno dei protagonisti della manovra», ha garantito Di Maio, quasi in risposta alle indiscrezioni su presunte pressioni leghiste affinché ne rinviasse l’introduzione, così da privilegiare la riforma del fisco, un pacchetto di tagli alle tasse, il cui valore dovrebbe aggirarsi attorno ai 5 miliardi e che potrebbe prevedere anche una cedolare secca per i negozi e le attività commerciali. L’obiettivo di Di Maio, ha chiarito invece il ministro, è di coprire con il reddito di cittadinanza 5 milioni di persone in povertà assoluta. Con il reddito di cittadinanza arriverà anche quella che Di Maio chiama «pensione di cittadinanza»: sarà fondamentale garantire pensioni minime al di sopra della soglia di povertà, riequilibrando le risorse a sostegno delle pensioni inferiori ai 780 euro.


Sul versante delle crisi industriali, il ministro ha rilanciato l’idea di Alitalia a controllo statale. La compagnia «avrà una leadership pubblica». Il governo è anche alla ricerca di un socio privato che investa a lungo termine, «in un’ottica pluridecennale». Se poi questo avverrà affidando Alitalia a Cdp o a Fs, il cui amministratore delegato, Gianfranco Battisti, ha già aperto alla possibilità di valutare il dossier purché l’operazione tenga conto della sostenibilità del gruppo, è ancora da stabilire. (riproduzione riservata)