Industria 4.0, una svolta per le imprese

di Manola Di Renzo 31/05/2017 13:51
Industria 4.0, una svolta per le imprese

Dal documento del Centro Studi del Coordinamento Nazionale Associazioni Imprenditori (Cnai) più che di "rivoluzione", si può parlare di "evoluzione" 4.0.

Più che di rivoluzione industriale sarebbe meglio parlare di evoluzione industriale. Questo il punto di partenza del documento prodotto dal Centro Studi Cnai sull'Industria 4.0. A differenza delle rivoluzioni caratterizzanti l'umanità, il fenomeno di cui siamo parte che lo si voglia o meno, ovvero quello della digitalizzazione, paradossalmente ha una natura con tratti dal minore impatto esplosivo, ma dal maggiore effetto di pervasività. È un processo già in atto da tempo, pertanto è un bene che si rilevi, finalmente, il fatto che la materia sia giunta a impegnare la stanza dei bottoni della cosa pubblica italiana: infatti le ultime audizioni della commissione lavoro del senato hanno determinato una decisa accelerazione da parte dell'esecutivo e delle parti interessate proprio in tale frangente.

Il documento sottolinea come i processi di automazione e, in generale, di progresso tecnologico, abbiano comportato una rivisitazione dei modelli di produzione finora vigenti: il primo a entrare in crisi è proprio quello del classicissimo fordismo e delle linee di produzione standardizzate. Infatti il progresso degli ultimi decenni ha dato vita a un consumatore responsabilizzato nelle proprie scelte e dotato di un'aumentata consapevolezza: la personalizzazione dei prodotti è quindi una prerogativa indiscutibile dei nostri tempi e le aziende devono farsi interpreti di questa mutazione, pena l'entrata in crisi.

Quella che va generalmente sotto il nome di flexability è proprio la capacità delle imprese di mostrare una decisa capacità adattiva nei riguardi delle richieste dei propri consumatori. Perché ciò avvenga è però necessario che sia l'azienda stessa a mutare il proprio stato declinandosi verso un modello di open production (lavoro variabile, immediatezza di produzione, minore immagazzinamento merce ), per svilupparsi e rimanere competitiva.

La crisi dei vecchi modelli produttivi si traduce, poi, nell'esigenza di un capitale umano che si dimostri in grado di garantire elevati standard qualitativi. Ovvio come questi siano ottenibili solo attraverso il possesso di competenze di alto livello.

Se il rischio (paventato legittimamente) è che l'automazione e la digitalizzazione facciano scomparire alcune vecchie figure professionali, mostrando così tutta la tragicità della pars destruens del fenomeno, d'altro canto è offerta la possibilità dell'apertura di un intero nuovo mercato del lavoro di nuovi professionisti, una vera opportunità della sua pars construens.

Questi nuovi profili lavorativi dovranno però essere dotati di abilità continuamente aggiornate e funzionali all'evoluzione dell'intero sistema, nonché spogli di qualunque pretesa di carriere lineari e tradizionali. Spazio quindi a fluide relazioni dipendente-lavoratore di nuova generazione.

Quello dell'Industria 4.0,secondo il Centro Studi Cnai, è un piano ambizioso quanto imprescindibile per la sopravvivenza dell'impianto produttivo italiano: la costellazione di piccole e medie imprese deve farsi interprete al più presto delle innovazioni determinate dal Digital Manufacturing, non solo sviluppando tecnologia, ma anche reperendo competenze e risorse funzionali all'integrazione stessa di quelle tecnologie, riducendo quello che, sfortunatamente, caratterizza al momento l'Italia, ovvero una netta presenza di Digital Mismatch, con gravissimi picchi nel Mezzogiorno.

Le High Skills di cui un dipendente moderno deve essere in possesso devono, poi, essere agevolate da una sempre più sinergica relazione tra l'impianto formativo accademico e il mondo della produzione industriale e, di conseguenza, è bene fare pressione perché tali linee guida vengano prese in considerazione in fase di discussione e promulgazione degli strumenti disposti dallo Stato.

Non bisogna poi dimenticarsi che allo stesso tempo, per chi è già inserito a pieno regime nel mercato del lavoro, le parole d'ordine devono essere: formazione continua e lifelong-learning.

Influenzando, conclude il documento del Centro Studi Cnai, infine, sia la produzione che la gestione del capitale umano, la quarta rivoluzione industriale costringe a un ripensamento delle stesse relazioni tra le parti sociali che, proprio in virtù della fluidità del mercato, devono acquisire una maggiore capacità adattiva, ridimensionando i vecchi modelli di contrattazione: in Europa e nel Mondo con una crescita importante, sembra imporsi, con sempre maggiore preponderanza, un potenziamento dei sistemi di secondo livello e di gestione territoriale e aziendale dei rapporti tra le parti sociali.