Viaggio nella fabbrica Tesla, l’altra faccia dell’hi-tech

13/11/2017 16:58
Viaggio nella fabbrica Tesla, l’altra faccia dell’hi-tech

Secondo un’inchiesta del settimanale tedesco WirtschaftsWoche, la società non riesce a mantenere le promesse produttive fatte, per cui la catena di produzione ha ritmi infernali oltre che paghe più basse. Ma Musk si ribella: non è vero e i concorrenti usano il sindacato per farci fuori

Quando, in una serata estiva a Fremont, California, tutto il glamour della Silicon Valley si era mobilitato per lanciare la Tesla 3, l’auto destinata a portare i veicoli elettrici al mercato di massa. Elon Musk, fondatore e CEO di Tesla, nel consegnare personalmente i primi 30 modelli prodotti ai nuovi proprietari, aveva colpito l’uditorio con una battuta: "Stiamo praticamente per entrare in sei mesi di infermo produttivo".

Secondo quanto riporta un’inchiesta del settimanale tedesco WirtschaftsWoche, Tesla ha fatto il passo più lungo della gamba. La produzione non è minimamente vicina al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di Musk. Alla fine di settembre, solo 260 Tesla 3S erano state consegnate: ben al di sotto delle 2.500 promesse. Fino a poco tempo fa, il modello Tesla 3 veniva avvitato a mano, poiché le linee di produzione non erano ancora state completate. LA società ha già avuto problemi in passato, con dirigenti e lavoratori tutti al galoppo per tenere il passo con le promesse aggressive di Musk. Ma con il Modello 3, le cose potrebbero essere sfuggite di mano. Promettendo un nuovo futuro e una redditività potenziale, Tesla ha colpito al cuore i produttori tedeschi di automobili, che si stanno lentamente svegliando dal proprio torpore. Ma si è infilata anche in una storia già vista, fatta di bassi standard e di sfruttamento della manodopera.

Juan Maldonado conosce l'inferno produttivo di Musk: il settimanale tedesco cita il suo caso, quello di un 48enne operaio della catena di montaggio, che ha lavorato per quattro anni nello stabilimento di Tesla a Fremont. “Per dieci mesi, abbiamo dovuto lavorare 12 ore al giorno, fino ad arrivare a 72 ore settimanali ", ha detto Maldonado, che ha assemblato batterie per i modelli Tesla S e X. Anche Owen e Demetric Diaz sono veterani della linea di montaggio Tesla, con una bassa opinione di Musk. I due afro-americani, padre e figlio, affermano di essere stati sistematicamente vittime di episodi razziali nella fabbrica di Fremont, senza che la direzione facesse nulla. E hanno fatto causa.

Fin dalla sua fondazione nel 2003, Tesla si descrive come una forza radicalmente nuova nell'industria automobilistica. Anche se continua a perdere denaro, il suo valore in borsa è salito vertiginosamente e ora esso supera ogni altra azienda automobilistica negli Stati Uniti. Molti analisti la vedono come fondamentalmente una società di tecnologia, come Amazon o Google, con una rapida crescita che comporta pesanti perdite iniziali, fino a quando non si innestano gli effetti positivi rappresentati dalle economie di scala e la concorrenza viene sopraffatta.

Ma la rapida ascesa dell'azienda ha fatto sì che alcuni lavoratori si sono sentiti abbandonati. Nello stabilimento di Fremont, i problemi si sono accumulati progressivamente. Per oltre un anno, il potente sindacato United Auto Workers Union (UAW) ha cercato di prendere piede in azienda, accusandola di intimidazioni nei confronti dei sindacalisti, accuse respinte con veemenza. Ma Tesla ha licenziato 400 lavoratori lo scorso mese di ottobre, e ora l'UAW ne rappresenta alcuni in un ricorso davanti al National Labor Relations Board. Le audizioni preliminari sono previste per questo mese.

WirtschaftsWoche (settimanale che fa parte dello stesso gruppo che pubblica il quotidiano Handelsblatt) ha parlato con i lavoratori di Tesla che vogliono costituire un sindacato interno. Sono nervosi, insistono sull'anonimato prima di raccontare storie di stress e bassi salari, straordinari obbligatori e accordi di non divulgazione. Il terribile traffico della Silicon Valley li terrorizza: arrivate in ritardo al lavoro e potreste facilmente perderlo. I lavoratori delle catene di produzione invidiano gli stipendi astronomici pagati agli ingegneri e ai geni degli algoritmi. Sono anche risentiti verso lo staff tedesco di Tesla, rilevato con l’acquisizione della società di automazione Grohmann, un anno fa, poiché in quel momento i suoi dipendenti iscritti al sindacato hanno ottenuto un aumento di stipendio e stock option. Maldonado dice che era orgoglioso di lavorare per un'azienda all'avanguardia. Ma ora non lo è più: è stato licenziato in ottobre, apparentemente a causa di due arrivi in ritardo. Ora si rammarica di aver lavorato così a lungo per così poco. Quando ha perso il lavoro, prendeva 20,5 dollari all’ora quando il salario medio del lavoratore automobilistico negli Stati Uniti è di 25,58 dollari, secondo l’UAW. E la maggior parte dei lavoratori delle catene di montaggio non vive nella Silicon Valley, dove il prezzo degli alloggi è troppo alto.

Prima di Tesla, la fabbrica apparteneva a una joint venture tra General Motors e Toyota, che costruiva lì Chevrolet e Pontiac sotto la direzione giapponese. Fino a quando l’impianto non ha chiuso nel 2010, Maldonado costruito Toyota per 31 dollari all’ora. “Ma non era solo una questione di paga più alta", dice, “Anche i rapporti con i capisquadra erano molto più freddi".

Secondo WirtschaftsWoche, non tutti sono così arrabbiati. “Sono orgoglioso di lavorare per un’azienda di fama mondiale ", afferma un operaio della catena di montaggio. Sostenendo che dietro la protesta c’è solo una piccola minoranza di agitatori. Musk è d'accordo: in realtà va oltre, sostenendo che l’industria automobilistica tradizionale vuole farlo uscire dal mercato, e sta usando l’UAW per destabilizzare l’azienda. In una recente e-mail al personale, Musk ha detto che i lavoratori Tesla assunti quattro anni fa hanno guadagnato da 70 mila a 100 mila dollari in più rispetto ai lavoratori di Ford, General Motors o Fiat-Chrysler in quel periodo. Questa rivendicazione viene accolta on molto scetticismo, ricordando che il suo calcolo si applica solo ai lavoratori che hanno acquisito stock option al momento giusto per beneficiare poi dell’impennata dei corsi azionari. E sottolineando anche le sue promesse di portare in fabbrica "cose più divertenti", tra cui gelati gratis e persino un ottovolante, nessuno dei quali si è materializzato. Maldonado conferma che molti lavoratori avevano ricevuto opzioni per comprare titoli. “Ma le abbiamo vendute non appena potevamo, perché abbiamo bisogno di ogni dollaro possibile solo per andare avanti", ha detto a WirtschaftsWoche.