Aiuti 4.0 anche alle microattività

di Luigi Chiarello (Italia Oggi) 09/01/2020 16:59
Aiuti 4.0 anche alle microattività

Bonus fiscali per allargare del 40% la platea beneficiari: è l'obiettivo della trasformazione di iper e superammortamento in crediti d'imposta

Obiettivo: allargare del 40% la platea delle imprese beneficiarie di aiuti 4.0 rispetto a quanto fatto finora, favorendo le piccole e medie imprese che hanno beneficiato in maniera residuale degli incentivi. E' questo il senso della riforma delle agevolazioni per la transizione tecnologica, che il governo ha messo in campo con la legge di bilancio (n. 160, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30/12/2019). Manovra che su questo capitolo stanzia risorse per 7 mld di euro nel triennio 2020/2022. A spiegarlo, nei giorni scorsi, è stato lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

In effetti, i dati di via Veneto raccontano che dell'iper-ammortamento hanno beneficiato per il 64% le imprese di dimensioni medio-grandi (31% le medie e 33% le grandi): 95 imprese hanno innescato investimenti superiori a 10 milioni di euro, mentre 35 imprese hanno mosso investimenti superiori a 20 mln di euro.

Stesso trend per il credito d'imposta ricerca & sviluppo, andato per il 63% a sostegno delle imprese medie (33%) e grandi (30%): 233 attività con spese superiori a tre mln di euro e 116 imprese con spese superiori a 5 mln di euro, mentre gli investimenti complessivamente mossi dall'universo delle imprese grazie al bonus ammontano a 8,6 mld di euro. E le piccole attività?

Nel caso dell'iper ammortamento, rispetto al totale dei beneficiari le micro attività sono solo il 9%, mentre il 27% sono piccole imprese. Nel caso del bonus ricerca e sviluppo, invece, l'8% delle imprese beneficiarie è una micro impresa, il 30% una piccola impresa. In totale, il dicastero dello Sviluppo economico calcola che il valore complessivo degli investimenti in beni materiali e immateriali connessi a tecnologie 4.0 è stato pari a 13,3 mld (anno fiscale 2017): 10 mld sono da imputare all'iper-ammortamento sui macchinari e tre mld al super-ammortamento sui software.

Il Mise rileva poi che, complessivamente, le imprese beneficiare sono state circa 53 mila (nel 2017: 15 mila per l'iper e 43 mila per il super sui beni immateriali). A fronte di ciò, oltre un milione di imprese aveva goduto del vecchio super-ammortamento sui beni materiali.

Da qui, la deduzione di Patuanelli: «La platea di potenziali beneficiari delle misure è ancora ampia». Con un occhio anche al volume di investimenti che le agevolazioni stimolano. Perché, dal report di via Veneto emerge come, negli ultimi due anni, il trend degli ordinativi di macchine utensili sia in netto calo (-11,5% nel 2018 e -25,7% nei primi nove mesi del 2019) rispetto ai primi tre e, in particolare, al boom del 2017 (+46%). Da qui le riforme, consistenti:

- nella trasformazione dell'iper ammortamento per i beni materiali e del super ammortamento per i beni immateriali in due crediti d'imposta, di cui il secondo svincolato (a differenza del super ammortamento) dall'obbligo di acquisto di beni strumentali agevolati dall'iperammortamento;

- nel restyling del bonus r&s, riformato nel metodo di calcolo ed esteso agli investimenti in innovazione e design;

- nella proroga del credito d'imposta per la formazione 4.0.

La riforma che Patuanelli ha disegnato punta, così, ad assicurare «maggiore stabilità»:

- nella programmazione pluriennale degli incentivi, per «garantire alle imprese respiro di medio lungo periodo»;

- nella possibilità concessa ai «soggetti senza “utili” e in regime forfettario (imprese agricole)» di accedere agli incentivi 4.0;

- nella fruizione dei nuovi crediti d'imposta in compensazione a 5 anni (tramite F24), che dovrebbe comportare, nelle intenzioni del ministro: «Una riduzione del tempo di rientro dell'incentivo (soprattutto per i beni materiali, se si considera un periodo medio di ammortamento di 8 anni) e un'anticipazione del momento di fruizione già da gennaio dell'anno successivo». Al contrario, fa sapere via Veneto, col vecchio sistema bisognava «aspettare la dichiarazione fiscale dell'anno seguente a quello d'investimento». Il recupero di tempo stimato è di circa 7 mesi;

- infine, nel potenziamento dell'incentivo per acquisto di software, incrementato per intensità d'aiuto.

Altre risorse. Oltre ai 7 mld stanziati dalla manovra per la transizione 4.0, Patuanelli ha chiarito che le imprese potranno «accedere a ulteriori risorse disponibili presso il Mise per circa un mld di euro, dedicate a grandi progetti di ricerca, sviluppo e innovazione». A queste, si affiancano altre misure riassunte nella tabella in alto.