Come avere i supermuscoli

29/08/2018 10:35
Come avere i supermuscoli

Mate di Comau è il primo esoscheletro industriale italiano e potrà rivoluzionare il lavoro nelle fabbriche facilitando l’esecuzione di attività manuali ripetitive e faticose. Capital l’ha provato in anteprima.

L’idea è nata 4 anni fa su Skype, con una conversazione tra Mauro Fenzi, ceo di Comau, e due ingegneri di San Diego che stavano progettando un telaio, una sorta di supporto ai movimenti dell’uomo. All’epoca non erano stati ancora individuati obiettivi e funzioni pratiche di quell’oggetto innovativo, c’era solo un piano di lavoro, un’ipotesi di sviluppo congiunto. Nei mesi la partnership con i tecnici americani si è interrotta e sono subentrati altri. Sono arrivati Ossur, società islandese leader nel settore dei dispositivi ortopedici non invasivi, e Iuvo, spinoff dell’Istituto di biorobotica della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. Oggi c’è il risultato di quella originaria chiacchierata via Skype: è nato Mate, il primo esoscheletro industriale italiano, che potrà rivoluzionare il lavoro nelle fabbriche facilitando l’esecuzione di attività manuali ripetitive e faticose.

Alla prova, che chi scrive ha potuto fare in anteprima per Capital, sembra di indossare un giubbotto traspirante e ultraleggero (pesa circa 3 chili), che si adatta al corpo perfettamente. Nessun motore, zero batterie, solo una struttura a molle facilmente indossabile che agisce su spalle e braccia sostenendo i movimenti, soprattutto quelli laterali e verso l’alto. Mate infatti è stato pensato, fra le tante applicazioni possibili, per chi lavora in fabbrica sulle scocche delle auto. Naturalmente è necessario abituarsi, prendere confidenza, accompagnare l’esoscheletro e non fare movimenti contrari, ma già dopo qualche minuto è possibile avvertire i vantaggi e la minore fatica. Più passa il tempo più il vantaggio aumenta. Riducendo, spiegano i tecnici che l’hanno perfezionato, l’attività di alcuni muscoli fino al 53%.


Farà breccia nel mercato? Comau ci crede ed è pronta a mettere in vendita Mate a partire da fine ottobre. La società del gruppo Fca è leader mondiale nella fornitura di robot e sistemi avanzati per l’automazione industriale ed è convinta che gli esoscheletri possano avere grandi prospettive di sviluppo sia nella manifattura sia nel settore biomedicale. «Mate», precisa la giovane product marketing manager Gaia Salvadore, «sarà sul mercato a meno di 5mila euro e il prezzo potrà scendere ancora, secondo le quantità acquistate. Se il settore più naturale di vendita è quello dell’automotive, stiamo ricevendo manifestazioni di interesse anche da aziende del tessile, del legno e dell’industria del bianco. Ci sono tanti contatti in essere. Al recente salone per l’automazione e la meccatronica che si svolge a Monaco di Baviera abbiamo riscontrato una grande attenzione».

L’esoscheletro potrebbe essere utilizzato pure in ambiti diversi da quello industriale e facilitare, per esempio, il lavoro di un dentista che opera nella bocca del paziente, come quello di un medico che fa ecografie, di un fotografo che riprende immagini per diverse ore al giorno, di un cameraman costretto a spostarsi con la telecamera... «Non abbiamo precedenti di mercato», sottolinea il direttore marketing Maurizio Cremonini, «l’esoscheletro industriale è una novità per l’Italia e anche all’estero, c’è solo qualche startup che ne produce. Per noi è un investimento complessivo di circa 1 milione e per andare a break even basterà vendere nel 2019 tra 300 e 700 pezzi». Un obiettivo a portata di mano che potrebbe accelerare anche nuovi progetti. «Il prossimo step è creare un esoscheletro lombare», continua Gaia Salvadore. «Lo scopo è aiutare la schiena per operazioni che prevedono sollevamento di carichi da terra, in modo da impostare e facilitare il movimento corretto. Abbiamo diversi prototipi allo studio e contiamo di terminare il lavoro entro fine 2019». Dopo di che si potrà pensare alle gambe. Cremonini dice che Comau ci sta pensando, anche se non c’è previsione di tempi. Perché l’applicazione di macchine sugli arti inferiori è un po’ più complicata. Ci sono maggiori rischi? «La sperimentazione è fondamentale, bisogna tenere in considerazione alcune eventualità come, per esempio, l’urto, che per le braccia sono invece limitate. Se c’è un oggetto sul quale rischio di inciampare, la macchina deve avere una sensibilità tale da non forzare il mio movimento, perché in caso contrario potrei farmi male. Abbiamo tanti progetti in cantiere e con l’aiuto di alcuni nostri partner e della Scuola superiore Sant’Anna li stiamo testando. In questo caso i tempi non saranno brevissimi».

Tobia De Stefano