Industria 4.0, quanto vale il settore?

di Simone Cerroni 29/06/2017 16:52
Industria 4.0, quanto vale il settore?

L'Osservatorio del Politecnico di Milano presenta i dati del mercato: 1,7 miliardi di euro il valore nel 2016, di cui l’84% realizzato verso imprese italiane e il resto come export.

Ci sono voluti alcuni mesi, numerosi chiarimenti e la consapevolezza che l'innovazione rappresentasse l'unico modo per restare competitivi. I dubbi sulla ripresa del nostro sistema industriale però, ora, si stanno pian piano concretizzando in positive certezze. Con il Piano Nazionale Industria 4.0 le aziende stanno riscoprendo la voglia di reinvestire, ma sopratutto di innovare. Non solo dal punto di vista strumentale un parco macchine nazionale con un’età media di 13 anni, ma anche a livello organizzativo, lavorativo e culturale. Questa, infatti, non è solo una rivoluzione industriale, ma un processo che contagia tutti gli ambiti della nostra vita, ormai divenuta "4.0".

Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Industria 4.0 dalla School of Management del Politecnico di Milano, in Italia il mercato dei “progetti 4.0”, tra cui rientrano “soluzioni IT, componenti tecnologiche abilitanti su asset produttivi tradizionali e servizi collegati”, nel 2016 vale circa 1,7 miliardi di euro, di cui l’84% realizzato verso imprese italiane e il resto come export. A questo va aggiunto un indotto di circa 300 milioni di euro in progetti “tradizionali” di innovazione digitale. Numeri che vengono ben evidenziati anche dal dato sulla conoscenza delle imprese del 4.0 e del piano del governo. Nel sondaggio, condotto presso 241 imprese, soltanto l'8% dichiara di non conoscere il tema delle tecnologie digitali impiegabili nella filiera produttiva. Appena dodici mesi fa la percentuale era al 38%. Risulta buona anche la conoscenza del piano Calenda: solo il 16% delle aziende del campione non ne conosce le misure. Tra chi conosce, il 52% ha deciso di usufruire del superammortamento al 140%, il 36% dell'iperammortamento al 250%, mentre il 29% utilizzerà il credito di imposta per ricerca e sviluppo, il 7% compirà investimenti in startup

Bisogna sottolineare come il valore complessivo del 4.0 riportato dall'indagine, inoltre, fa riferimento solamente ai dati del 2016 che hanno visto, negli ultimi mesi dell'anno, una frenata degli ordini in nuovi macchinari a causa della presentazione del Piano con i suoi incentivi fiscali, operativi dal 1 gennaio 2017. Molte aziende hanno dunque congelato gli investimenti in attesa delle agevolazioni. Il meglio, quindi, “deve ancora venire”. Basta già guardare i dati del primo trimestre del 2017 diffusi da Ucimu (Associazione costruttori italiani macchine utensili robot e automazione) sulle macchine utensili che hanno registrato un incremento del 5,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sottolinea anche come “un quarto delle imprese approfitterà delle agevolazioni del Piano investendo oltre un milione di euro: nel dettaglio, il 17% dichiara di voler investire fino a 300 mila euro, l'8% tra 300 e 500mila euro, il 7% tra 500mila e 1 milione di euro, un altro 7% tra 1 e 1,5 milioni di euro, il 6% tra 1,5 e 3 milioni di euro, il 13% oltre 3 milioni di euro”.

Skills 4.0: Nuove figure professionali – Lo studio si concentra anche su una delle tematiche più discusse di questa quarta rivoluzione industriale: il lavoro. Posti verranno persi, altri, verranno creati. Diminuiranno le figure poco specializzate, ma nasceranno nuovi mestieri, anche se molti analisti stimano che entro il 2020 circa il 50% delle posizioni nell'industria di domani non saranno ricoperte per mancanza di competenze. Proprio per questo, come emerge dallo studio, “per dotarsi delle figure mancanti, l’8% delle aziende selezionerà nuovo personale o avvierà collaborazioni sulle skill chiave dell'Industria 4.0, in particolare per ricercare la capacità di definizione del piano di adozione delle tecnologie (10%), per la capacità di analisi, modellazione e simulazione dei dati di produzione provenienti da sensori e dispositivi (10%), per la conoscenza di sensoristica e piattaforme IoT per il monitoraggio dei flussi di materiali (10%). I corsi di formazione si terranno principalmente tramite lezioni in aula in presenza, ma tra gli approcci formativi innovativi il metodo più diffuso è quello dei corsi online, sia webinar che sistemi più complessi di e-learning. Raro, ma da segnalare anche l’uso di realtà virtuale e aumentata per la formazione di operatori di linea”.